lunedì, 25 Maggio, 2026
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La manutenzione di Eni al Centro Oli di Viggiano preoccupa i sindacati: “Turni di 12 ore insostenibili”

In Basilicata sindacati e lavoratori in stato di agitazione per i cambiamenti che riguardano il Centro Oli di Viggiano che, a partire dal prossimo 10 marzo e fino al prossimo 5 giugno, fermerà per diverse ore, per manutenzione straordinaria, l’estrazione di petrolio. La manutenzione degli impianti impatterà sugli orari dei turni di lavoro, secondo quanto riferito dal Segretario della Fim Cisl Giovanni La Rocca che ha sottolineato: “Si tratta di una fermata straordinaria dell’impianto molto lunga e la concentrazione delle dodici ore di lavoro continuative ci preoccupa. È un orario di lavoro massacrante, senza tutele economiche e di sicurezza”. Anche dagli altri sindacati metalmeccanici arrivano dubbi e perplessità, Giovanni Galgano, segretario della Uilm così si è espresso in merito alla questione: “Lavorare dodici ore al giorno tutti i giorni, tranne le festività pasquali ed alcuni ponti, mette a rischio la sicurezza dei lavoratori e farlo sino al 31 maggio prossimo mette anche a rischio la salute degli addetti. Inoltre, abbiamo il rinnovo del contratto di lavoro fermo e lo sciopero in vista”.

Dalla controparte, le rassicurazioni di Eni sul rispetto delle norme di sicurezza e del rispetto dei turni di lavoro a poco sono servite, i sindacati metalmeccanici di Cgil Cisl e Uil oltre a richiedere l’intervento dell’Ispettorato del Lavoro, hanno sottolineato come sul tema della manutenzione dell’impianto ci sia stata poca chiarezza durante l’incontro Tavolo della Trasparenza lo scorso 18 febbraio: “Ci aspettavamo che venisse finalmente fatta chiarezza sulla prossima fermata dell’impianto o che Confindustria Basilicata convocasse un incontro per illustrare le modalità della stessa”.

Ai lavori di manutenzione, che hanno causato non pochi dubbi circa le conseguenze sui lavoratori, si aggiunge lo sciopero davanti alla sede di Confindustria dello scorso 28 febbraio, indetto per rivendicare il rinnovo del contratto, in particolare “per manifestare il proprio dissenso nei confronti della posizione assunta delle controparti datoriali e rivendicare condizioni contrattuali più eque e dignitose”, per chiedere un aumento salariale e “contrastare la precarietà, ridurre gli orari, estendere i diritti e le tutele per tutte le lavoratrici e per tutti i lavoratori” secondo quanto riferito dai segretari di Fim, Fiom e Uilm.

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