Fili di grano che si intrecciano tra le vie di un paese. Caselle in Pittari presenta la sua BGCip Borgoteca, la biblioteca del grano nel centro storico. Un progetto nato circa venti anni fa, da un’idea della Pro Loco e portato avanti nel corso degli anni dalla cooperativa sociale Terra di Resilienza, che consiste in una serie di attività di recupero di antiche sementi, riguardanti varietà autoctone di grano destinate alla scomparsa, il loro recupero e la loro diffusione alle aziende agricole locali.

La BGCip è il frutto di questo lavoro, un itinerario a tre tappe, tra le strade del borgo di Caselle, dove sono state seminate 120 diverse varietà di frumento tra le aiuole e gli anfratti delle case e dei vicoli di Caselle, per raccontare, man mano che si cammina, le storie che il grano tramanda. Antropologia, biologia, astronomia e religione si fondono insieme nel rito della semina e della raccolta del grano, primo vero nutrimento. Così, tra i fili del grano si intrecciano le generazioni nella trasmissione di una tradizione, che non vuole, e non può, scomparire. Non si tratta solo di sementi, ma di sedimenti culturali, di quelli difficili da estirpare, che rivelano l’identità di un paese e della sua gente.
La biblioteca, è il luogo dove si raccoglie e si conserva la cultura, la borgoteca del grano, conserva la cultura del pane, “ Un luogo per fare una didattica del cereale del frumento e per ritrovare un senso del Mediterraneo, un senso che ci porta al nostro pane, al nostro cibo” ci ha raccontato Antonio Pellegrino, Presidente della cooperativa sociale Monte Frumentario, “è una cultura(quella del pane) che supera il concetto di “grani antichi” e diventa espressione del futuro, perciò ci piace definirli semi del futuro piuttosto che grani antichi, anche perché, come spiega Antonio, un seme, quando viene raccolto, non è mai come quando lo avevi seminato”.



Anche le tre tappe in cui si snoda la Borgoteca, visitabili fino al 31 Luglio, hanno dei significati narrativi, che raccontano la storia e l’evoluzione della semina, della mietitura e della raccolta del grano, descrivendone le varie tipologie e le derivazioni dei diversi chicchi, in un racconto universale che parla di come, la semplicità di un chicco di grano sia in grado di affermare l’identità culturale di un’intera comunità, che laboriosamente semina e pazientemente aspetta di raccogliere, ma non rischierà mai di estirpare i suoi semi dalla terra.
Se la spiga è leggera e danza nel vento è perchè il seme è ben radicato nella terra, ed è proprio quel seme, che ha sempre dato e per sempre darà, nutrimento.













