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martedì, 1 Settembre, 2026
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Referendum 8 e 9 giugno 2025: cittadini alle urne per cinque quesiti su lavoro e cittadinanza

Manca poco all’apertura dei seggi per i referendum abrogativi previsti per domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025. In tutta Italia si voterà su cinque quesiti che riguardano il mondo del lavoro e il tema della cittadinanza. Si tratta di referendum abrogativi: l’elettore dovrà decidere se cancellare, in tutto o in parte, una norma attualmente in vigore barrando “Sì” o “No” sulla scheda.
I seggi saranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura delle urne e i primi risultati sono attesi nel corso del pomeriggio del 9 giugno. Oltre al referendum, in diversi Comuni si svolgeranno anche i ballottaggi delle elezioni amministrative.

Ogni quesito sarà presentato su una scheda di colore diverso: verde per il primo quesito sul Jobs Act, arancione per i licenziamenti nelle piccole imprese, grigia per i contratti a termine, rosa per la responsabilità solidale negli appalti e gialla per la cittadinanza. Le modalità di voto sono semplici: si sbarra “Sì” per abrogare la norma, “No” per mantenerla.
Possono votare tutti i cittadini italiani maggiorenni iscritti alle liste elettorali. È necessario presentarsi con un documento di identità valido e la tessera elettorale. Per questa tornata referendaria è prevista in via sperimentale anche la possibilità di voto fuori sede per motivi di studio, lavoro o salute.
I cinque quesiti toccano temi rilevanti. I primi due si concentrano sul superamento di parti del Jobs Act, intervenendo sui licenziamenti e sulle indennità nelle piccole imprese. Il terzo mira ad abrogare la possibilità di stipulare contratti a termine senza causale. Il quarto riguarda la responsabilità solidale tra aziende negli appalti, con implicazioni sulla sicurezza del lavoro. Il quinto propone di dimezzare da 10 a 5 anni il tempo di residenza richiesto per richiedere la cittadinanza italiana.
Il referendum sarà valido solo se si raggiungerà il quorum: è necessario che voti almeno il 50% più uno degli aventi diritto. Senza questo requisito, qualunque sia l’esito delle urne, la consultazione sarà considerata nulla.

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