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venerdì, 19 Giugno, 2026
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Crisi idrica in Basilicata: “Il morto è già a terra e chi ha fallito resta al suo posto”. Il duro documento dei giovani agricoltori


“La Basilicata sta morendo di sete e nessuno sembra volerlo vedere. I campi si spezzano sotto il sole, le aziende agricole chiudono i cancelli per non riaprirli più, le famiglie arrancano tra costi insostenibili e risorse che non ci sono. Il morto, simbolico eppure tangibile, è già a terra. Ma chi avrebbe dovuto vigilare, prevenire e intervenire resta al proprio posto, protetto da promesse vuote e slogan ripetuti senza vergogna”. E’ quanto scritto nel duro documento dei Giovani Agricoltori Lucani.

“Questa crisi idrica non è una sorpresa. È il risultato diretto di anni di negligenza, di una classe dirigente che ha preferito l’inerzia alla responsabilità, il silenzio alla pianificazione. Oggi si grida allo scandalo, ma chi grida è spesso lo stesso che, mesi fa, ha ignorato i segnali, voltato lo sguardo altrove, scelto di non agire.

Mentre i rubinetti si svuotano e i raccolti marciscono sotto un sole spietato, il Consorzio di Bonifica della Basilicata si riunisce per discutere gli indennizzi degli amministratori. Degli agricoltori, delle imprese e delle famiglie che continuano a pagare il contributo di bonifica, invece, nessuno parla. Nessun ristoro, nessuna misura concreta. Solo l’eco di un’istituzione che sembra vivere in un mondo parallelo”.

Le associazioni di categoria, presenti nei tavoli istituzionali, sono del tutto assenti nei luoghi dove oggi si consuma la crisi. Nessuna voce reale si leva dai campi, nessuna proposta concreta arriva da chi dovrebbe tutelare chi lavora la terra. È l’ennesima dimostrazione di un sistema inadeguato, dove regna l’ascolto selettivo, l’azione differita e il rispetto negato.

Il Comitato Spontaneo Giovani Agricoltori Lucani pone oggi una domanda chiara al Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi: può affermare di aver fatto tutto ciò che era in suo potere per prevenire o almeno ridurre l’impatto di questa emergenza? Se la risposta è sì, allora non ha compreso la gravità della situazione. Se è no, è tempo di prendersi la responsabilità di un fallimento che sta lasciando cicatrici profonde.

La verità è semplice: la crisi era prevedibile. E come spesso accade, si è sperato nel miracolo dell’ultimo minuto. Ora si raccolgono le conseguenze di una primavera e di un inverno passati nell’attesa, senza alcuna strategia, senza alcuna visione. Il Tavolo Verde è diventato palcoscenico di promesse e retorica, mentre le vere esigenze degli agricoltori sono rimaste fuori dalla porta.

Non servono più parole. Servono fatti, subito. La Basilicata non può più attendere. Serve un Commissario Straordinario con pieni poteri, lo stato di emergenza operativo e immediato, interventi urgenti su dighe, condotte e infrastrutture. E serve soprattutto trasparenza: su chi gestisce, su come si spendono i fondi pubblici, su un contributo di bonifica che continua ad arrivare puntuale anche mentre tutto il resto crolla.

O si interviene adesso, o la Basilicata diventerà una terra arida e muta, spogliata della sua storia agricola, dimenticata da chi aveva il dovere di salvarla.

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