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mercoledì, 29 Aprile, 2026
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Sequestro da 2,2 milioni di euro a un imprenditore legato al clan dei Casalesi

Vale oltre 2,2 milioni di euro il patrimonio mobiliare e immobiliare di un imprenditore appartenente al clan dei Casalesi che, questa mattina, è stato sequestrato dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – G.I.C.O. della Guardia di finanza di Napoli. Il sequestro, effettuato su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha interessato un imprenditore 51enne, originario di San Cipriano d’Aversa (CE), operante nel settore della fornitura di calcestruzzo e dei lavori edili e stradali.

L’imprenditore è stato condannato in via definitiva per riciclaggio aggravato dalla circostanza mafiosa ed è attualmente rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e turbativa d’asta. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno evidenziato che, sin dai primi anni duemila, sarebbe stato inserito in un ristretto circuito di imprenditori di riferimento del clan dei Casalesi – fazione Schiavone. In particolare, le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia, lo collocano stabilmente in un sistema di alterazione di gare pubbliche, soprattutto nella provincia di Caserta, fondato su intestazioni fittizie di società, pratiche corruttive e sull’intimidazione derivante dalla forza del sodalizio camorristico. Il legame con il clan avrebbe consentito all’imprenditore di aggiudicarsi appalti pubblici di rilievo e consistenti forniture di calcestruzzo; parallelamente, l’organizzazione avrebbe beneficiato di un flusso costante di risorse economiche mediante false fatturazioni, prelievi di denaro contante e monetizzazione di titoli di credito, con percentuali commisurate al valore delle commesse o ai quantitativi forniti.

Gli accertamenti economico-patrimoniali condotti dai finanzieri hanno fatto emergere una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati dall’imprenditore e il patrimonio accumulato nel tempo, ritenuto riconducibile a un arricchimento illecito connesso al rapporto stabile intrattenuto con il clan. Per tale motivo, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro delle quote e dell’intero compendio aziendale di una società, di 15 immobili tra fabbricati e terreni ubicati nella provincia di Caserta, nonché di 4 autoveicoli e di rapporti bancari e finanziari.

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