ULTIME NEWS!

domenica, 9 Agosto, 2026
Cultura

Pompei, nuovo studio su Oplontis: pane e cereali alla base della dieta romana

Un nuovo studio multidisciplinare sui resti umani rinvenuti a Oplontis apre nuove prospettive sulla vita quotidiana della popolazione vesuviana al tempo dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. La ricerca, realizzata dal Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, è stata pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Archaeological Science: Reports.

Lo studio ha preso in esame i resti delle vittime ritrovate nell’ambiente 10 della cosiddetta “Villa B” di Oplontis, dove decine di persone trovarono rifugio nel tentativo di sfuggire all’eruzione, morendo nei pressi dell’antico porto.

Grazie a un approccio bioarcheologico multidisciplinare e alle analisi isotopiche degli scheletri, i ricercatori sono riusciti a ricostruire importanti aspetti dell’alimentazione della popolazione dell’epoca, ottenendo anche un risultato inatteso: il numero delle vittime presenti nel sito sarebbe superiore a quello finora identificato.

Le analisi hanno evidenziato una dieta basata prevalentemente su risorse terrestri. A differenza di quanto si sarebbe potuto immaginare per una comunità costiera, il pesce aveva infatti un ruolo marginale nell’alimentazione quotidiana.

La dieta era composta soprattutto da cereali, come grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali, integrati da una moderata quantità di carne e latticini. Un modello alimentare che conferma il ruolo centrale dell’agricoltura nella società romana dell’area vesuviana.

«Quando il Vangelo dice “dacci oggi il nostro pane quotidiano” – ha commentato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – non si tratta soltanto di una metafora, ma della realtà vissuta dalla maggior parte della popolazione, che si nutriva principalmente di pane e cereali».

Lo studio ha inoltre rilevato che le differenze alimentari tra uomini e donne erano limitate, mentre alcune specie animali ricevevano regimi alimentari differenti.

I risultati della ricerca confermano il valore di Oplontis come laboratorio privilegiato per comprendere le abitudini alimentari e le condizioni di vita degli abitanti dell’area vesuviana prima della catastrofica eruzione del 79 d.C. Il progetto proseguirà nei prossimi anni estendendo le analisi anche ai resti umani provenienti dagli altri siti della Grande Pompei, con l’obiettivo di ricostruire in modo sempre più completo la storia delle comunità romane sepolte dal Vesuvio.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati