Dopo la tragica notizia degli scorsi giorni del bracciante agricolo Stnam Singh, morto tra i campi dell’Agro Pontino, anche in Campania, nelle scorse ore sono scattate delle indagini per caporalato. Tra le campagne di Caserta e Napoli, i Carabinieri del Comando per la Tutela del lavoro hanno scoperto le condizioni di sfruttamento in cui versavano circa 60 lavoratori, sottoposti a condizioni disumane. Come si legge da Ansa Campania, l’operazione anti caporalato ha messo in luce anche gli orari massacranti a cui erano sottoposti i braccianti, costretti a lavorare da un minimo di 11 ore fino ad un massimo di 16 , e il sottocosto del loro lavoro: venivano pagati a meno di 2 euro l’ora. Tra gli indagati, accusati del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in agricoltura, risultano già tre arresti in carcere e tre agli arresti domiciliari.

Come Stnam Singh, i 60 braccianti sarebbero stati “reclutati e impiegati in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno, in quanto extracomunitari”, quasi tutti indiani, “nella maggior parte dei casi privi di permesso di soggiorno”, inoltre dalle indagini è emerso come fossero “costretti a sopportare condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza e situazioni alloggiative degradanti, venendo minacciati, in alcuni casi anche di morte, e fatti oggetto di soprusi”. Oltre alle misure precedentemente menzionate, i carabinieri hanno eseguito un decreto di “sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 200 mila euro nei confronti di un’azienda agricola facente capo a due degli indagati”.














