martedì, 16 Dicembre, 2025
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Un deposito di scorie nucleari a Sud, sale la preoccupazione per la Basilicata

Basilicata, Puglia, Lazio, Piemonte, Sardegna e Sicilia, 6 regioni, 51 aree, sono le zone indicate nella Carta nazionale delle aree idonee (Cnai), individuate dalla Sogin, la società pubblica per lo smantellamento delle vecchie centrali, dove si potrebbe costruire il deposito di scorie radioattive, ma nessuno dei Comuni individuati ha detto sì.  

Ad aggirare l’ostacolo ci ha pensato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin che ha triplicato l’offerta, illustrando il piano a margine di un convengo di Confindustria a Roma, per risolvere l’annosa questione dei rifiuti nucleare. “Il deposito delle scorie nucleari”, ha spiegato il ministro, “non lo vuole nessuno e allora ne facciamo tre: uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud. E i rifiuti più radioattivi, quelli delle vecchie centrali, li lasciamo all’estero a pagamento, possiamo anche lasciarle in Francia, facendo pagare noi e i nostri figli a vita”.

La proposta di Pichetto ha inevitabilmente allarmato la Basilicata, essendo, il territorio lucano, ampiamente coinvolto, perché secondo la Carta qui si trovano ben 10 aree idonee. Si alza quindi il rischio per la regione, che con grande preoccupazione per i lucani, come sottolineato da Piero Lacorazza, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, tra i primi a esporsi sulla questione, potrebbe accogliere il deposito delle scorie nucleari, previsto a Sud dello stivale.

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