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giovedì, 23 Aprile, 2026
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A Teggiano la prima delle “Giornate Dianesi” sulla documentazione e custodia del dialetto

Ieri pomeriggio il Complesso Monumentale della Santissima Pietà a Teggiano ha ospitato la prima delle Giornate Dianesi di lingua e cultura locale, promosse dall’associazione Mõre Dianense e dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno. L’evento, che ha dato il via a un ciclo di appuntamenti dedicati alla lingua e alla cultura locale, è stato realizzato in collaborazione con la Banca Monte Pruno e con il patrocinio del Comune di Teggiano, del Polo Liceale “Pomponio Leto” e dell’Istituto Comprensivo di Teggiano.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Teggiano, Michele Di Candia, del Direttore generale della Banca Monte Pruno, Cono Federico, e del professore Roberto Manzolillo dell’istituto “Pomponio Leto”, si è entrati nel vivo della giornata di studio dedicata ai metodi, alle tecniche e agli strumenti per documentare e custodire il dialetto. A introdurre i lavori è stato Vincenzo Andriuolo, presidente di Mõre Dianense, seguito dagli interventi della prof.ssa Carolina Stromboli (Università di Salerno), del prof. Giovanni Abete (Università Federico II di Napoli) e della prof.ssa Valentina Retaro (Università di Udine). Al termine dell’incontro, moderato dal direttore editoriale di OndaNews Rocco Colombo, è stato presentato il volume “Campania dialettale. Studi sul repertorio linguistico di oggi” della professoressa Lucia Buccheri (Università di Salerno).

“Gli incontri- ha dichiarato Vincenzo Andriuolo- hanno come obiettivo principale quello di rendere fruibile a tutte le comunità, di Teggiano e del Vallo di Diano, gli strumenti per documentare e custodire il dialetto. Noi riteniamo, come associazione, che la custodia del dialetto sia un dovere civico, cioè un obbligo di ogni cittadino, e vogliamo mettere a disposizione dei cittadini gli strumenti per farlo”. “Questo è il primo evento- ha concluso il presidente dell’Associazione Mõre Dianense- Ne seguiranno altri che metteranno a fuoco problemi legati alla ricostruzione della storia delle comunità attraverso la lingua”.

Con le Giornate Dianesi continua l’opera del Comune di Teggiano per la salvaguardia del dialetto dopo una delibera di giunta realizzata su proposta di Vincenzo Andriuolo. “Oggi qui ci sono tre professori universitari, ciò significa che l’idea sta prendendo piede a livello provinciale e non solo. Questo- ha dichiarato il primo cittadino di Teggiano- non può far altro che farci piacere, ci inorgoglisce delle scelte che abbiamo fatto in passato e sono sempre convinto che questo momento di riflessione deve proseguire per lasciare un’attestazione alle future generazioni”.

A sostegno dell’iniziativa anche il direttore generale della Banca Monte Pruno, Condo Federico, che ha dichiarato: “Noi siamo la banca di questo territorio e quindi sosteniamo tutte quelle manifestazioni che vogliono portare avanti tradizione, cultura e, come in questo caso, riscoprire le origini del dialetto teggianese. Si può fare perché la nostra banca cresce in salute e può destinare una parte del proprio impegno a sostegno del proprio territorio. E’ un restituire al territorio quello che il territorio, i nostri clienti, i nostri soci, ci danno”.

1 Commento

  1. Francesco Josè Camerota says:

    Apprezzo davvero il valore di queste iniziative culturali in un luogo così suggestivo. Però, lo dico con tutta sincerità, ogni volta che viene abbassato il telo del proiettore davanti a quell’affresco, mi fa un po’ male. È un’opera di grande valore storico e artistico e forse non tutti sanno che, al di là della lettura usuale della “congiura dei baroni”, a guardarlo davvero con attenzione, quello che custodisce è un orizzonte ben più ampio, (piccola anticipazione) un intreccio geopolitico che tocca addirittura i rapporti tra la Chiesa e l’impero Ottomano. A volte basta osservare con uno sguardo un po’ meno letterale per intuire quanto quella parete abbia ancora molto da raccontare, specialmente sul piano visivo, senza bisogno di una narrazione forzata. Vederla coperta, anche solo temporaneamente, lascia un forte senso di disagio in chi sente che non è un semplice sfondo, ma un frammento di storia unica ancora tutto da comprendere e valorizzare. Forse questo mio commento potrà sembrare fuori contesto rispetto al contenuto dell’articolo, ma ci tengo a chiarire che non vuole essere polemico. È solo che vedendo spesso immagini di quella tenda calata proprio davanti all’affresco, ho sentito l’esigenza di esprimere un pensiero legato alla sua tutela.

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