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venerdì, 12 Giugno, 2026
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Ragazzo autistico sospeso da una scuola di Potenza. La Garante: “Un ragazzo con disabilità non è mai un problema da allontanare”

Il TAR Basilicata ha disposto la riammissione in classe di un ragazzo di 13 anni con disturbo dello spettro autistico, studente di un Istituto di Potenza, sospeso dopo una crisi comportamentale.

Nel giudizio amministrativo promosso dalla famiglia contro il provvedimento disciplinare interviene ora ad adiuvandum la Garante regionale per le persone con disabilità, Marika Padula, a tutela dei diritti fondamentali del minore.

Secondo quanto riferito dai genitori e dal legale che li assiste, la sospensione si inserirebbe in un contesto più ampio di criticità scolastiche. Il ragazzo avrebbe vissuto episodi di isolamento, marginalizzazione ed esclusione dalla piena partecipazione alla vita scolastica, con situazioni ritenute dalla famiglia lesive della dignità personale e del percorso di inclusione.

Il Tar, in fase cautelare, ha disposto la riammissione alla frequenza, riaffermando la centralità del diritto allo studio e della continuità educativa per gli studenti con disabilità, in attesa del giudizio di merito.

La Garante ha conferito mandato all’avvocata Ivana Enrica Pipponzi per l’intervento ad adiuvandum, che sarà svolto a titolo gratuito e pro bono.

Padula sottolinea che la sua iniziativa nasce dal dovere istituzionale di intervenire quando sono in gioco diritti fondamentali di un minore con disabilità. “La mia posizione è chiara: interveniamo per tutelare diritto allo studio, inclusione, non discriminazione e dignità personale”, afferma.

La Garante evidenzia che non si tratta di un’azione contro qualcuno, ma a tutela del minore: “Quando vengono in rilievo i diritti di un ragazzo con disabilità, il Garante deve esserci, con tutti gli strumenti previsti dalla legge”.

Sottolinea inoltre che una crisi comportamentale non può essere affrontata con logiche punitive o escludenti e che la scuola deve restare un luogo di accoglienza e inclusione. “Un ragazzo con disabilità non può mai essere considerato un problema da allontanare, ma una persona da sostenere e accompagnare”.

Per Padula, l’inclusione non è formale ma sostanziale: significa partecipazione reale alla vita scolastica, attuazione del Pei e collaborazione tra scuola e famiglia. “Non basta l’iscrizione per parlare di inclusione”, ribadisce.

La Garante richiama infine la necessità di rafforzare formazione, assistenza e coordinamento tra istituzioni per prevenire situazioni di isolamento e garantire una presa in carico adeguata del minore. “Una comunità civile si misura da come protegge chi è più fragile”, conclude.

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