ULTIME NEWS!

mercoledì, 24 Giugno, 2026
Cronaca

Reggio Calabria. Scoperta ingente truffa ai danni dell’Agenzia delle Entrate: 3 arresti e sequestro per oltre 700mila euro

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha eseguito una misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di tre persone e ha disposto il sequestro preventivo di 718.426,25 euro, nei confronti di 151 soggetti indagati per associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato, falso, sostituzione di persona e accesso abusivo a sistema informatico.

Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura della Repubblica, diretta dal Procuratore Capo Dott. Giuseppe Lombardo, che ha anche disposto decreti di perquisizione personale e locale nei confronti degli arrestati. Le misure cautelari sono l’esito di un’indagine condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, che ha portato a individuare un’organizzazione criminale dedita a numerose attività illecite ai danni dell’Agenzia delle Entrate, con l’obiettivo di ottenere rimborsi IRPEF indebiti di notevole entità.

Le indagini, avviate nel 2019, sono partite da una segnalazione della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Reggio Calabria, che aveva evidenziato anomalie nella compilazione di alcune dichiarazioni fiscali. Il lavoro investigativo ha incluso intercettazioni telefoniche e ambientali, acquisizioni documentali, indagini bancarie e l’analisi di supporti informatici.

L’organizzazione operava tramite l’acquisizione illecita delle credenziali di accesso ai servizi telematici dei contribuenti, ottenute in vari modi, tra cui il coinvolgimento di pubblici ufficiali infedeli o la comunicazione diretta da parte dei contribuenti stessi (a volte ignari, altre volte compiacenti). In questo modo, gli indagati si sostituivano ai contribuenti, presentando dichiarazioni fiscali false, gestendo le pratiche di rimborso e monitorando il loro esito.

La struttura criminale era gerarchica, con i destinatari degli arresti domiciliari al vertice, assistiti da “intermediari” incaricati di reclutare i contribuenti da coinvolgere. Questi intermediari agivano in modo territorialmente suddiviso, reclutando parenti, amici e membri di specifiche categorie professionali, come pescatori, dipendenti pubblici o di aziende statali e portuali.

La rete criminale si avvaleva anche della collaborazione di pubblici ufficiali, uno dei quali ora in pensione, che utilizzavano il loro ruolo per procurare le credenziali di accesso ai contribuenti. Gli organizzatori alteravano le dichiarazioni fiscali in vari modi, tra cui:

L’inserimento di familiari fittizi a carico, come coniugi o figli non appartenenti al nucleo familiare dichiarato, o cittadini italiani cancellati dall’Anagrafe e iscritti all’A.I.R.E.; l’inserimento di spese sanitarie inesistenti o non giustificabili; la richiesta di rimborsi IRPEF per ritenute fittizie su redditi falsi.
Per mascherare la propria identità, gli organizzatori evitavano contatti diretti con i contribuenti e utilizzavano operatori di CAF fittizi o centri di raccolta accreditati presso sigle sindacali, ma in realtà creati solo per trasmettere dichiarazioni fraudolente. Inoltre, per ridurre il rischio di scoperta, limitavano i rimborsi a importi inferiori a 4.000 euro, evitando così il controllo automatico delle dichiarazioni.

Questo sistema fraudolento si era diffuso in vasta parte della provincia di Reggio Calabria e aveva attirato l’attenzione di alcune cosche di ‘ndrangheta, in particolare quella dei Pisano, noti come “i Diavoli”, attivi nella piana di Gioia Tauro. Ogni rimborso non dovuto veniva diviso tra gli attori coinvolti, con il 40% del ricavato destinato al sodalizio criminale e il restante 60% trattenuto dal singolo.

Nel corso delle indagini sono stati individuati oltre 1.200 modelli dichiarativi falsi, relativi agli anni fiscali dal 2016 al 2022, che hanno consentito di ottenere rimborsi indebiti per un importo totale di 718.426,25 euro (di cui circa 312.119,29 euro sono stati destinati ai membri dell’associazione criminale). Tutto il denaro è stato sequestrato con il provvedimento cautelare.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati