La Basilicata affronta con metodo e innovazione l’emergenza cinghiali. L’assessore Carmine Cicala ha presentato i risultati del progetto integrato che gestisce l’eccessiva presenza di cinghiali, trasformando un problema ambientale e sanitario in un’opportunità economica per il territorio.
“Non ci siamo limitati a contenere un’emergenza – ha dichiarato l’assessore Cicala – abbiamo creato un vero e proprio modello, il Modello Basilicata, che sta attirando l’attenzione di altre Regioni e del governo centrale, basato su azioni integrate, collaborazioni tra attori pubblici e privati, e visione di lungo periodo”

Con circa 88.600 cinghiali stimati, l’obiettivo è ridurre la popolazione a 15.200 capi, con un calo del 30% annuo, per limitare incidenti, danni alle coltivazioni e il rischio di Peste suina africana. Avviato il 9 aprile 2025 e affidato a Ecowild S.R.L., il progetto coinvolge istituzioni, associazioni venatorie, agricoltori e cittadini in una strategia condivisa, il “Modello Basilicata”, apprezzato anche a livello europeo.
In 84 giorni sono stati conferiti 700 cinghiali, con una crescita del 50% nei conferimenti da aprile a giugno. L’area Atc 2 Pz ha contribuito per quasi metà degli abbattimenti, mentre un sistema di tracciabilità garantisce trasparenza e controllo in tempo reale.
Il progetto è stato riconosciuto dalla Commissione Europea, che ha declassato 25 comuni lucani nelle zone di restrizione per Psa: 20 comuni sono passati da zona 1 a zona libera, 5 da zona 2 a zona 1. Restano solo 9 comuni in zona 1.
“Questo è un traguardo di cui essere orgogliosi – ha detto l’assessore – perché dimostra che il monitoraggio, se ben organizzato, è la migliore difesa e conferma che il Modello Basilicata funziona. Abbiamo adottato una strategia moderna, basata su ascolto, partecipazione e innovazione”.
Uno degli aspetti più innovativi è la valorizzazione della carne di cinghiale, che da rifiuto da smaltire diventa risorsa economica, grazie ai rigorosi controlli qualitativi e sanitari, pilastri stabili della filiera.
L’obiettivo è creare una filiera agroalimentare permanente, con carni e salumi certificati, a km zero e a marchio “Compro Lucano”, pronti a conquistare mercati e ristorazione, rafforzando il brand regionale.
“Abbiamo trasformato un’emergenza in valore – ha concluso Cicala – dando vita a un progetto sostenibile, capace di creare lavoro e rafforzare l’identità gastronomica lucana. È una scommessa vinta che ci spinge a guardare con fiducia al futuro”.














