
È stato un successo anche per la replica finale di Frammenti di parole sotto un angolo di cielo andata in scena all’Auditorium comunale Massimo Troisi di Casalbuono lo scorso sabato. La pièce teatrale in due atti è stata curata dalle maestranze del Laboratorio d’Arti Sceniche Kaos che ha portato sul palco due drammi dal grande coinvolgimento emotivo, per il primo atto è stata la volta de L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello”: grande dramma teatrale che a più di cento anni dalla prima messa in scena risulta ancora attuale con le tematiche dell’incomunicabilità, della caducità della vita, della malattia, della morte; mentre per il secondo atto è stata la volta di Salva con nome, un testo scritto da Salvatore Ungaro -presidente del Laboratorio d’Arti Sceniche Kaos e direttore artistico delle rassegne teatrali per l’Auditorium Massimo Troisi- con protagoniste due donne “che vivono la strada e in comune hanno lo stesso dramma speculare, il lutto dei figli mai elaborato ed accettato, dove l’una potrebbe essere la proiezione dell’altra” come ci racconta lo stesso Ungaro. Ad interpretare con grande pathos i ruoli di questi personaggi che si incontrano per rivelare delle verità mai accettate in maniera definitiva sono stati Cono Cimino e Giuseppe Viola ne L’Uomo dal fiore in bocca e Orsola Santoro e Mariacarmela Bruzzese in Salva con Nome. Le musiche che hanno accompagnato gli spettatori nei dialoghi apparentemente semplici e quotidiani sono state composte e adattate dal maestro d’arpa Giuseppe Romano.

Un lavoro sinergico quello portato in teatro da “una banda di pazzi e di amici fraterni” come la definisce Salvatore Ungaro che ha parlato ai nostri microfoni di questa stagione teatrale che ha registrato diversi sold out e un avvicinamento sempre crescente del pubblico. “Siamo al secondo anno di gestione di questo Auditorium (Auditorium comunale Massimo Troisi n.d.r.) con dodici serate, a domeniche alterne”. All’inizio, come ricorda Ungaro, non è stato così: “Dopo la fase Covid, abbiamo iniziato che erano più gli attori che gli spettatori, è stato un po’ come fare la vendita porta a porta per coinvolgere le persone. Già il fatto di replicare, per un territorio come il nostro che non ha un’utenza importante, per noi è motivo di orgoglio e soddisfazione”.
Sulla scelta di portare in scena un’opera di un mostro sacro del teatro come Luigi Pirandello, Ungaro spiega “In un manuale di teatro che è diventato la mia bibbia, di Masolino D’amico, nell’incipit diceva che se si vuole fare Shakespeare così come Shakespeare l’ha scritto 500 anni fa si rischia di creare comicità e allora come si fa a raccontare qualcosa di drammatico che allo stesso tempo colpisca e che ci ha colpiti? Innanzitutto essendo autentici, non si può trasmettere emozione se non si vive l’emozione del teatro nel momento stesso che la si fa”. L’emozione diretta e che si può avvertire senza il filtro di uno schermo è, secondo Ungaro, una marcia in più per questa arte. “Andare a teatro dobvrebbe essere prescritto dai medici: chi fa teatro va a teatro, chi non fa teatro dovrebbe andare a teatro”.














