La Basilicata arricchisce il proprio patrimonio agroalimentare con 15 nuovi prodotti inseriti nell’aggiornamento 2026 dell’Elenco nazionale dei Prodotti agroalimentari tradizionali (Pat), disposto con decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, firmato dal ministro Francesco Lollobrigida.
Un risultato che, secondo l’assessore regionale alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Carmine Cicala, va oltre il semplice riconoscimento formale.
«Quando un prodotto tradizionale viene riconosciuto a livello nazionale, non è solo una soddisfazione per chi lo produce: è un valore che si consolida per tutta la Basilicata, perché significa identità, lavoro, comunità e prospettiva per le nostre aree interne», dichiara Cicala.
Le nuove iscrizioni riguardano specialità della panetteria, della pasticceria e della gastronomia, oltre a produzioni vegetali tipiche, espressione autentica di saperi tramandati di generazione in generazione. Tra i prodotti inseriti figurano: la Bontà del convento di Laurenzana; i Ràschatiellë di Sant’Arcangelo; i Rascatielli pa sauza verd di Missanello; i Ràskatìellë dè mèschiglië di Chiaromonte; i Maccheroni a cannicella di Sant’Arcangelo; le Pastatelle di castagna di Calvello; il Biancomangiare di Avigliano; il Raffiuolo (o raffiuole o graffiuolë) di Avigliano; le Mandorle atturrate di Avigliano; la Paparotta rè mustë; il Tarallo dell’Immacolata; U Ficalidd di Matera; il Pane dell’Immacolata; il Baccalà con peperoni cruschi e ricotta secca di Avigliano; la Cialledda; Lu filètt’ r’ Calvìedd’ di Calvello; la Castagna del Sagittario – Marrone (Castanea sativa) di Chiaromonte.
«Ringrazio il ministro Francesco Lollobrigida – prosegue l’assessore – per l’attenzione costante verso le identità territoriali e per un lavoro che restituisce centralità alle produzioni tradizionali come parte integrante della sovranità alimentare nazionale. Il riconoscimento dei Pat non è un atto formale, ma un passaggio concreto che rafforza le filiere locali e offre nuove opportunità di promozione».

Dietro ogni prodotto, sottolinea Cicala, c’è una comunità che custodisce memoria e competenze. «È fondamentale il ruolo delle amministrazioni comunali e dei sindaci che, con impegno e continuità, mantengono viva la tradizione, sostengono le iniziative locali e accompagnano i percorsi di valorizzazione. La tutela dell’identità gastronomica è una responsabilità condivisa».
L’aggiornamento dell’elenco nazionale dei Pat rappresenta così un ulteriore tassello nella strategia regionale di valorizzazione delle filiere, della biodiversità agricola e delle produzioni identitarie.
«La tradizione – conclude Cicala – non è nostalgia. È una leva di sviluppo, soprattutto per i piccoli centri e le aree interne. Continueremo a lavorare perché le nostre eccellenze siano riconosciute, tutelate e trasformate in opportunità concrete per il territorio».














